Il calcio non è per le prime donne: il racconto di #BFCGenoa

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Bologna, domenica 2 ottobre, ore 16:50 circa. Esco dallo stadio nero come Diego Abatantuono nei panni di Zebrone quando tenta di eludere il daspo in Parma-Giuventus. Carlo Conti mi fa un baffo. A testa bassa e a passo svelto mi dirigo spedito verso casa, imprecando contro tutti gli angeli custodi che è pure la loro festa, in particolare con quello di Fabio Maresca, arbitro napoletano, classe 1981.

L’intento è quello di scrivere di getto il racconto della partita, ma passo dopo passo, mi dico che sarebbe meglio aspettare. Non sei lucido Luca, sei incazzato come una iena, sputeresti veleno come Preziosi dopo Genoa Pescara e, nel tuo caso, non servirebbe a niente. Così desisto, niente racconto per stasera, se ne parla domani a mente lucida. Ed eccomi qui, lucido come la pelata di Galliani, pronto a raccontarvi sobriamente quello che è successo ieri, domenica 2 ottobre, allo stadio Renato Dall’Ara.

Su Bologna splende il sole, c’è aria di festa. Domani (ndr oggi) è il compleanno del BFC. 107 anni di storia gloriosa da festeggiare, possibilmente con una vittoria, contro gli altri pluricentenari del Genoa. Mi avvio verso lo stadio canticchiando in compagnia di mio fratello che sembriamo Robin Hood e Little John va nella foresta urcaurca tirulero oggi splende il sol. Le nuvole che la sera prima mi avevano costretto a fiondarmi in balcone a ritirare i panni sono lontane, nulla lascia presagire l’arrivo della tempesta.

Donadoni scioglie l’unico ballottaggio iniziale preferendo Nagy a Pulgar in regia, per il resto formazione ampiamente preannunciata. In curva è ancora agosto ed è tutto un vèz ma che caldo fa e altre espressioni similari che io, da povero immigrato, non sono in grado di riportare. Voglio vedere alle prime piogge. Il Bologna parte bene, Destro ha subito la possibilità di far bollo su un bel cross di Verdi dalla sinistra, ma non allunga il piedone abbastanza per impensierire Perin. Dall’altro lato si rivede pericolosamente Laxalt, vecchia conoscenza rossoblu, che rispetto a quando giocava al Bologna è un Roberto Carlos. Destro invece oggi sembra l’ombra di Rolando Bianchi. Quando Nagy si infila in area genoana e gli serve sui piedi il goal dell’uno a zero, Mattia occhietti belli si incarta in una tentata finezza di tacco che non riesce. Preme anche Krafth sulla destra, che duetta con Verdi a meraviglia, palla al centro per Krejci, salva Perin. Il Bologna c’è, spinge, domina il gioco, il vantaggio è nell’aria.

E invece ad un tratto nuvolo. Sale in cattedra mrs prima donna soccia se sono permalosa Maresca. Fallo del figlio di Simeone a centrocampo. L’ennesimo. Chiaramente da cartellino giallo. L’ennesimo. Dovrebbero essere già in dieci da tempo. E invece l’étoile Maresca ammonisce Gastaldello per civilissime proteste. A quel punto il capitano rossoblu sbaglia, perché diciamocelo chiaramente, a mente lucida come la pelata di Galliani, sbaglia. Sbaglia perché io spettatore pagante ho il sacrosanto diritto di sfogare la mia rabbia su miss reginetta della scuola Maresca, Gastaldello no. E si sa, le prime donne sono permalose. Non vai dalla tua ragazza a dirle amore ti vedo un po’ ingrassata, e quando ti dice non mi interessa se c’è la partita, domenica è il compleanno di mia madre, non le dici tu sei matta, perché altrimenti lei ti espelle dal letto e a te non ti resta che you porn.

Bologna in dieci e incazzato. La gestione dei cartellini da parte di Maresca è obiettiva come l’opinione di Mughini su calciopoli. Perché sia chiaro, Gastaldello ha sbagliato, ma l’arbitro molto di più. Il secondo tempo vede i giocatori genoani fare quello che non avevano mai fatto per tutto il primo: giocare a calcio. Destro fa fatica a far salire la squadra. Ci riesce in una sola occasione, quando difende bene palla a centrocampo e si invola verso Perin ma conclude a lato. Donadoni ha dovuto metter su Oikonomou per sopperire all’inferiorità numerica, ma la mancanza di filtro a centrocampo si fa sentire. I genoani affondano nella trequarti rossoblu come un coltello nel burro a colazione. Laxalt torna nei panni di Roberto Carlos e lascia sul posto un Oikonomou reattivo come il nonnino sceso in campo coi cinni all’ingresso delle squadre (senza offesa per il nonnino), palla al centro per il figlio di Simeone e vantaggio Genoa.

Tutto è compiuto. Preziosi ha avuto il suo regalo e la mentalità del lo dico alla mamma ha avuto la sua legittimazione.

Il resto ve lo risparmio. Attendiamo i verdetti del giudice sportivo per Gastaldello e Dzemaili.

Un’ultima considerazione sull’arbitraggio. Il calcio non è per ballerine, né per prime donne. Per quelle c’è il teatro, o meglio, il parrucchiere.

#enJoey

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Informazioni su Luca Stigliani

Aspirante fundraiser, lettore incallito di Dylan Dog e supporter del Bologna F.C.
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